Sempre più inflazionato, a volte abusato, il termine “smart” è oggi utilizzato in diversi contesti attribuendogli significati tra i più disparati. Dallo Smartphone alla Smart TV, dai Prezzi Smart di Trenitalia, alla Smartbox per regalare un viaggio, tutto sembra essere diventato “smart” e della parola si perde il significato. Secondo il dizionario Chambers 20th Century Dictionary l’aggettivo significa intelligente, ma con diverse connotazioni tra cui tagliente e acuto oppure forte, veloce, efficiente e ancora di moda, notevole. Anche le città oggi sono“smart”: le Smart City.
Tradotto nella maggior parte dei casi con Città Intelligente, il termine è spesso utilizzato per descrivere una città sostenibile. Il suo significato si è, però, evoluto nel tempo. La Smart City è stata inizialmente legata alla sfera ambientale e, nello specifico, al concetto di smart growth (Crescita intelligente), un approccio diffuso a fine anni 80 negli USA che cercava di mediare tra lo sviluppo delle città ed il rispetto delle condizioni ambientali nei nuovi insediamenti. Queste idee giunsero in Europa, in un contesto di declino industriale che stava trasformando le città: vecchie zone produttive andavano svuotandosi e si poneva il problema di come sottrarle al degrado grazie alla rigenerazione urbana. Il termine “smart”, da attributo della crescita, comincia ad essere usato per designare politiche di miglioramento della città esistente: da smart growth si passa, quindi, alla Smart City. Il concetto si lega in quel periodo all’innovazione tecnologica, allo sviluppo delle tecnologie informatiche volte ad ottenere vantaggi in campo energetico nell’ambiente urbano, e, soprattutto, al tema della sostenibilità e dello sviluppo sostenibile.

E’ degli stessi anni infatti la definizione di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (Commissione Bruntland) che nel rapporto “Our Common Future” del 1987 lo definisce come sviluppo in grado di assicurare «il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri». Oggi la necessità di un diverso modello di sviluppo, che sia sostenibile dal punto di vista tanto sociale quanto economico ed ambientale, è diventata consapevolezza diffusa, ed è su questo versante che si muovono i piani e progetti per costruire le Smart City. La città è stata riconosciuta, infatti, come luogo di primaria importanza per una transizione verso la sostenibilità del modello di sviluppo: le città, infatti, accolgono già ora la maggioranza degli abitanti mondiali e la tendenza crescerà nei prossimi anni.
Cosa si intende ad oggi per Smart City?
La definizione del Vocabolario Online della Treccani la definisce: “Città caratterizzata dall’integrazione tra saperi, strutture e mezzi tecnologicamente avanzati, propri della società della comunicazione e dell’informazione, finalizzati a una crescita sostenibile e al miglioramento della qualità della vita”. E’ una città che grazie a politiche puntuali e trasversali, ed a una pianificazione di lungo periodo, cambia se stessa, rimettendo al centro la persona e il benessere in un quadro di sviluppo sostenibile. Questa è la premessa imprescindibile per giudicare i molteplici progetti “smart” delle città e per verificarne la coerenza. La Smart City, quindi, più che uno spazio, è da considerarsi come un approccio strategico alle politiche urbane, una chiave di lettura trasversale guidata da una visione chiara di quale è la società ed il mondo che vogliamo costruire. Una visione che poi viene calata in ognuna delle azioni che chi amministra mette in atto: dalla gestione dello spazio a quella dei servizi, dalle politiche energetiche ed ambientali fino a quelle per la trasparenza, per una pubblica amministrazione più efficiente, per la partecipazione dei cittadini, fino alle politiche sociali e di rafforzamento del capitale relazionale delle comunità. La smart city è, quindi, una risposta alla crisi ambientale, relazionale, economica che viviamo, al disgregarsi delle comunità, alla necessità di costruire risposte efficaci ai nuovi bisogni. E’ il modo attraverso il quale le città possono essere protagoniste di una svolta a lungo attesa: rimettere la persona e l’ambiente al centro di un modello di sviluppo inclusivo e sostenibile. E’, insomma, una sfida da cogliere tutti insieme.